Deirdre MacKenna. Essay – a purposeful regression una regressione motivata. 2011

Artists Fausto Colavecchia, Douglas Gordon, Stephen Partridge e Elaine Shemilt.

Curated by Deirdre MacKenna for Fuoriluogo, a series of exhibitions and art projects conceived by Limiti Inchiusi in 1996.

18 dicembre 2010 – 23 gennaio 2011 at Galleria Limiti Inchiusi arte contemporanea, Campobasso, Italy.

Please see below for the essay ‘May we live in interesting times’. ‘Fermiamo il tempo e scendiamo…’ by Deirdre MacKenna.

See the full publication at this link

Sensitive to the cultural and social contexts of the Region of Molise in Italy as it approaches its fiftieth anniversary, this essay and exhibition explore ‘Point Omega’ by Don DeLillo and the works of Giose Rimanelli.

Sensibile al contesto culturale del Molise, vicino al suo cinquantesimo anno di vita, ‘Una Regressione Motivata’ esplora i temi del romanzo Point Omega di Don DeLillo, pubblicato nel 2010, e delle opere molisane di Giose Rimanelli, al fine di favorire una riflessione sul come il rivisitare racconti, storie e miti conduca a interpretazioni alterate e alternative della ‘realtà’.

The art works by Fausto Colavecchia, Douglas Gordon, Stephen Partridge and Elaine Shemilt offer an opportunity to stop, reflect, reconsider and reconstruct the ways in which we interpret the narrations that we use to understand our place in the world.

Le opere esibite da Fausto Colavecchia, Douglas Gordon, Stephen Partridge e Elaine Shemilt offrono un’opportunità per fermarsi, rivedere, riconsiderare e ricostruire il modo in cui intepretiamo le narrazioni che usiamo per capire il nostro posto nel mondo.

‘Fuoriluogo’ è una mostra d’arte contemporanea che dal 1996 è giunta alla quindicesima edizione. L’evento intende premere il piede sull’acceleratore della sperimentazione e dell’attenzione alle nuove generazioni di artisti e critici molisani. L’obbiettivo di Fuoriluogo è quello di promuovere nuovi interpreti che volgono lo sguardo, senza alcuna soggezione, verso nuovi linguaggi d’arte, intrecciando varie discipline con le relazioni tra i diversi media utilizzati.

Limiti Inchiusi‘ è un’associazione culturale che esordisce nel 1994 indirizzandosi verso la sprovincializzazione delle politiche culturali provando a raccontare con nuovi modi e poetiche contemporanee d’avanguardia un altro Molise. Fuoriluogo continua a proporre eventi d’arte al pubblico crea indispensabili occasioni d’arricchimento e d’ampliamento dell’orizzonte intellettuale.

Introduction by Deirdre MacKenna

Questa mostra rappresenta la mia prima collaborazione culturale in Molise e dà il via ad una serie di progetti che esplorano la cultura contemporanea molisana, con uno sguardo volto al passato e uno al futuro, dall’interno e dall’esterno della regione. Si tratta di un approccio da “forestiera”: una Molisana all’estero, seppur lavori nel contesto della Galleria Limiti Inchiusi e abbia radici fermamente piantate a Filignano.

This exhibition is my first cultural collaboration in Molise and launches a series of projects which explore the contemporary culture of Molise – with views to the past and the future from within and beyond the Region. This is an approach by an outsider: a Molisana dal’Estero, albeit one working within the context of Galleria Limiti Inchiusi and with roots firmly planted in Filignano.

Il mio scopo è quello di presentare opere che fanno esperimenti con alcune nozioni intrinseche alla nostra vita, nozioni che sembrano centrali nella società molisana odierna: Tempo, Memoria e Identità. Ogni singola opera in questa mostra affronta il Tempo in uno o l’altro aspetto, ognuna suggerendo strade che viaggiano all’indietro nel tempo e con esse la possibilità di un ritorno volto a rivisitare e rivivere il passato al fine di rinnovarne i significati.

My aim is to present works which experiment with notions intrinsic to all our lives, but which seem to be central to society in Molise today: Time, Memory and Identity. Each of the works in this exhibition addresses Time in one aspect or another, each suggesting routes travelling backwards through Time and the possibility of a return, to re-view and re-experience in order to make meaning afresh.

Con sede al centro di Campobasso, la collezione di artisti Limiti Inchiusi ha scelto di operare a un passo del tempo diverso da esibizioni simili al di fuori del Molise, al fine di offrire un programma di arti visuali che rifletta le preoccupazioni e il momento della situazione culturale in cui gli stessi artisti vivono. Sono grata ad essi per aver generato un archivio culturale dal quale posso apprendere, per l’incoraggiamento e il sostegno che hanno saputo offrire a nuovi talenti, e soprattutto per avermi dato questa opportunità.

Located in central Campobasso, the artists’ collective Limiti Inchiusi has chosen to operate at a different temporal rate than their peers beyond Molise in order to provide a visual art programme which reflects the concerns and momentum of their cultural situation. I am grateful to them for generating the cultural archive which I can learn from, the encouragement and support they have provided for new talent, and especially for giving me this opportunity.

Vorrei ringraziare gli artisti per la loro generosa partecipazione al progetto: Fausto per il suo spirito collaborativo, Douglas per aver tratto ispirazione dal fatto che il suo lavoro è stato considerato come interno al contesto del Molise, Stephen e Elaine per il loro talento e per averci permesso di ospitare la première delle loro opere a Campobasso. I miei piu sentiti ringraziamenti anche ai finanziatori e agli sponsor di Una Regressione Motivata, e in particolare a Ross MacDougall, Alba Izzi, e Angela and Tonino Buono per la generosità e l’incoraggiamento.

I would like to thank the artists for their generous participation in this project: Fausto for his collaborative spirit; Douglas for being inspired about his work being understood within the context of Molise, and to Stephen and Elaine for their insightful talent and for allowing us to premier their work in Campobasso. My great thanks also go to the funders and sponsors of A Purposeful Regression, and in particular to Ross MacDougall, Alba Izzi and Angela e Tonino Buono for their generosity and encouragement.

Partners:
The National Galleries of Scotland; 
Stills – Scotland’s Centre for Photography; Edinburgh; 
Cultural Documents; 
VRC, Duncan of Jordanstone College of Art and Design, Dundee.

 

Essay by Deirdre MacKenna

May we live in interesting times’.   ‘Fermiamo il tempo e scendiamo…’

 

U Tiémpe du rèllògge me fa víve:

vússe stu cuórpe da mètín’a sere.

Quànne me férme súle, cu pènziére,

è sèmbe ‘n àtu Tiémpe che me véve.

Dèmàne rèchèmènze cu pèssate.

Squèrdàte sònn’i suónne ch’è sènnàte?

 

Il Tempo dell’orologio mi fa vivere:

spinge questo corpo dalla mattina alla sera.

Quando mi fermo solo, col pensiero,

è sempre un altro Tempo che mi beve.

Domani ricomincia col passato.

Dimenticati sono i sogni che hai sognato?

 

The time of the clock makes me live:

pushing this body from morning to eve.

Only when I stop to think

Do I find another time that I drink.

The past tomorrow will have again begun,

Have you forgotten all the dreams you’ve known?[1]

 

Mentre la nostra esperienza del Tempo si fa sempre più deterritorializzata e virtuale e le pressioni sui nostri stili di vita a conquistare, comprare e accumulare sembrano ammassarsi senza tregua, cosa stiamo rischiando in questo processo? Quale capacità abbiamo di tenere sotto controllo il ritmo della nostra vita? Forse l’auto-realizzazione non porta in effetti all’individualismo ma è solo una corsia preferenziale verso l’omogeneità che soffoca il valore del nostro vicino sotto l’urgenza dei nostri bisogni? In quale tipo di società dovremmo vivere per trovare il giusto equilibrio? E qual è il giusto equilibrio?

As our experience of Time becomes increasingly de-territorialised and virtual, and the pressures upon our lifestyles to achieve, acquire and accumulate seem to mount increasingly, what do we risk in this process? What ability do we have to control the pace of our lives? Could it be that self-actualisation does not in fact lead to individuality but is a fast-track to a homogeneity that denies the value of our neighbour over the urgency of our own needs? What kind of society do we have to live in to find the right balance? What is the right balance?

Le opere in questa mostra ci costringono a fare una pausa per pensare, per prendere in considerazione i materiali che usiamo per rivelare le nostre identità e rivisitarle al fine di (ri)definire cosa ha valore per noi.

The works in this exhibition urge us to pause for thought, to consider the materials that we use to demonstrate our identities and to visit them afresh to re/define what is valuable to us.

Nel contesto del Molise, una regione nascente con un’antica storia culturale, questa nozione è particolarmente potente in quanto il rispetto per il Passato e l’ambizione per il Futuro camminano fianco a fianco. Dal sito archeologico di Pietroabbondante alla Biblioteca Provinciale Pasquale Albino di Campobasso, il Molise offre una ricca storia culturale da cui è possibile definire una forte identità tra Italiani e competizione internazionale.

Within the context of Molise, a nascent region with an ancient cultural history, this notion is particularly potent as respect for the Past and ambition for the Future jostle side by side. From the archaeology of Pietrabbondante to the Biblioteca Provinciale Pasquale Albino of Campobasso, Molise has a wealth of cultural history from which to define strong identity amongst Italian and International competition.

Storicamente, il destino dell’eredità culturale del Molise è stato nelle mani di pochi editori privati, collezioni private molto riservate e bibliotecari altamente motivati. Ancora dobbiamo assistere a una strategia culturale coerente per la regione che conservi e illumini l’eredità e allo stesso tempo offra sostegno a nuove voci culturali.

Historically, the fate of Molise’s cultural heritage has lain in the hands of a few of private-sector publishers, very discreet private collections and highly motivated librarians. We are yet to see a coherent cultural strategy for the Region which will both conserve and illuminate heritage while supporting new cultural voices.

La regione si prepara a celebrare il 150° Anniversario dell’Unificazione nel 2011 e il proprio 50° Anniversario nel 2013 in un equilibrio tra sfide economiche e sociali sia urbane che rurali, mentre continua a sforzarsi per ottenere un’identità sicura su cui impostare di conseguenza i propri valori e la propria posizione.

As the Region of Molise gears-up for celebration of the 150th Anniversary of Unification in 2011, and it’s own 50th Anniversary in 2013, it does so with a balance of both urban and rural economic and social challenges, while continuing to strive for a confident identity upon which to state its values and position accordingly.

Si dice che quando un ridotto numero di persone comincia a comportarsi in un certo modo, l’effetto può moltiplicarsi e influenzare di conseguenza altri gruppi[2]. Questo è chiaramente il comportamento dei produttori di cultura, ovvero quello di vivere ottimisticamente nella convinzione che ciò che essi vedono verrà un giorno riconosciuto, condiviso e valorizzato da tutti. Ma è davvero questo il modus operandi delle nuove generazioni di molisani, di educazione universitaria, con una chiara sensazione di potenziale insito nella loro diaspora internazionale e nel Molise stesso. Su quali valori si è costruita questa generazione? Fino a che punto essa prende spunto da una società fondata sulle conquiste dei predecessori, della Gente Buona[3] di Cirese, o da un’immagine della società proiettata dai personaggi dei media locali e nazionali?

It is said that when a small number of people start to behave in a certain way the effect can ripple out to influence others accordingly[2]. This is clearly the attitude of the cultural producer: living optimistically in the belief that what they see will someday become recognised, shared and valued by all, but is it the modus operandi of the new generations of Molisani, university-educated, with a clear sense of the potential of their international diasporas and of Molise itself? What values are this generation building from? To what extent do they draw from a society informed by their predecessors’ achievements, from Cirese’s Gente Buona[3], or from an image of society projected by the characters of local and national media?

Se andiamo a leggere la voce “Ventesimo Secolo” [4] su Wikipedia, è facile chiedersi come il Molise abbia fatto a prendervi parte. A parte la brutale devastazione della seconda Guerra Mondiale, non compaiono voci che trattano direttamente del Molise. D’altro lato, scopriremo che la forma culturale dominante, il film, era popolata da italiani talentuosi, ambiziosi, pionieri, molti dei quali divennero nomi famosi in tutto il mondo e molti dei quali condividono radici molisane. Quello che Wikipedia non dice è che una caratteristica che definisce in modo significativo il ventesimo secolo è stata l’emigrazione, la dislocazione di persone dal proprio luogo di nascita, sia se forzate, sia se motivate dalla ricerca di lavoro, sia se in cerca di realizzazione personale. Se lo avesse fatto, allora avrebbe riportato una sezione piuttosto estesa sul Molise.

If you read the Wikipedia entry for the Twentieth Century[4], it is easy to wonder how Molise participated in it. Apart from the brutal devastation of the Second World War there are no entries that engage directly with Molise. On the other hand, you will see that the dominant cultural form – film – was saturated with pioneering, ambitious, talented Italians, many of whom have become household names around the world and many of whom share roots in Molise. What Wikipedia does not say is that a significant defining characteristic of the Twentieth Century was emigration – the dislocation of people from their place of birth whether forced, employment-motivated or in pursuit of self-actualisation. If it were to do so, then it would have a rather large section on Molise.

Il ragionamento dietro questa esibizione ha preso forma dai lavori di due scrittori: Giosè Rimanelli e Don DeLillo, entrambi di origine molisana, ma ognuno con una propria e distinta esperienza di iniziazione alla vita e una diversa relazione con il ventesimo secolo. Nato a Casacalenda nel 1926, Giosé Rimanelli fuggì dalle strette della vita rurale, restando tuttavia legato al suo luogo di origine; le sue prime opere Tiro al Piccione e Peccato Originale parlano direttamente della sua partenza e Rimanelli ritorna più tardi nella sua vita al linguaggio e alla cultura del Molise in Il Viaggio, Molise Molise, Moleseide e altre opere.

The thinking behind this exhibition has been shaped by the works of two writers: Giose Rimanelli and Don DeLillo – both d’origine Molisani, but each experiencing a different start to life and their relationship with the Twentieth Century. Born in Casacalenda in 1926, Giose Rimanelli escaped the clutches of rural life but has remained preoccupied with his place of origin; his earlier works Tiro al Piccione and Original Sin (Peccato Originale) deal directly with his departure, and Rimanelli returns later in life to the language and culture of Molise in Il Viaggio, Molise Molise, Moleseide and other works.

‘Questo ritorno alle origini, così centrale nelle più recenti opere di Rimanelli e al cuore dei poemi della sua Moleseide, è una regressione motivata controllata, una rimappatura e un riordino della vita di una persona alla luce di una comprensione più profonda e completa. Una regressione verso il mitico mondo dell’infanzia, con la sua promessa di una lingua maternale e archetipa.”[5]

‘This return to origins, so central to Rimanelli’s most recent works and at the heart of the poems of Moleseide, is a controlled purposeful regression, a remapping and a reordering of one’s life in the light of a deeper and fuller understanding. A regression toward the mythical world of childhood, with its promise of a maternal, archetypal tongue.”[5]

Nato nel 1936, l’anno in cui Rimanelli lasciò il Molise per la prima volta, DeLillo inizia la sua vita in una tipica casa di immigrati a New York, figlio di emigranti di Montagno, ed è cresciuto influenzato in egual modo dall’ambiente culturale locale e dalla grande famiglia che lo circondava. DeLillo è largamente riconosciuto come uno dei più influenti scrittori di fiction dell’ultima parte del ventesimo secolo. Le sue opere esplorano temi che caratterizano la società occidentale di fine millennio: i mass media, la disintegrazione della famiglia, il ruolo dell’attivista – sia esso un artista o un terrorista – , e ha a sua volta influenzato un’intera generazione di scrittori e artisti. Come per Rimanelli, l’introduzione a DeLillo riflette l’ansia di una società e il crescente senso di impotenza nell’affrontare fattori determinanti per la nostra vita ma che restano oltre il nostro controllo.

Born in 1936, the year Rimanelli left Molise for the first time, DeLillo started out in an average immigrant household in New York, the son of recent emigrants from Montagno, and grew up influenced as much by his local cultural environment as by the large family which surrounded him. DeLillo is widely recognized as one of the most influential fiction writers of the latter twentieth Century. His works explore the themes which characterize Western society at the turn of the Millennium: mass media, the disintegration of the family, the role of the activist, be it artist/performer or terrorist, and have in turn influenced a generation of writers and artists. Like Rimanelli, DeLillo’s oeuvre reflects the anxiety of society and the increasing sense of powerlessness in dealing with factors which determine their lives yet remain beyond their control.

‘Gli disse che le piaceva l’idea di lentezza in generale. Così tante cose che vanno così in fretta, disse. Abbiamo bisogno di tempo per perdere interesse nelle cose[6]’

‘She told him she liked the idea of slowness in general. So many things going so fast, she said. We need time to lose interest in things’[6]

Nel suo recente romanzo Point Omega, DeLillo struttura la trama come una descrizione di 24 Hour Psycho di Douglas Gordon, in cui il narratore fa esperienza di un solo frammento di una storia che sente di dover conoscere e a cui si ritrova incapace di partecipare come si aspettava.

In his recent novel Point Omega, DeLillo frames the story within a description of Douglas Gordon’s 24 Hour Psycho, in which the narrator experiences only a fragment of a story he feels that he should know, and finds himself incapable of participating as he would have expected.

La più grande opera della mostra, la video-installazione di Gordon ‘24 Hour Psycho‘ (1993) è una versione del film Psycho di Alfred Hitchcock, del 1960, che è stata rallentata fino a durare 24 ore, trasformando ogni scena del film in una serie di singole fermo-immagini che si succedono una all’altra. La scala monumentale dell’opera seduce lo spettatore mentre confonde le sue aspettative di una conclusione riconoscibile; come parti senza una somma. Così come con tutte le opere di Gordon, abbiamo la possibilità di trovare bellezza e soggezione entro ogni fotogramma e ogni sfumatura, gradualmente realizzando allo stesso tempo che non riusciremo mai a cogliere il tutto da cui estrarre significato.

The largest work in the exhibition, Gordon’s video-installation 24 Hour Psycho (1993) is a version of Alfred Hitchcock’s 1960 film Psycho that has been slowed down to last 24 hours, turning each frame of this film into a series of unfolding single still images.  The monumental scale of the work seduces the viewer while confounding his expectations of a knowable conclusion; the parts without the sum. As with all of Gordon’s works, we enter into a possibility of finding beauty and awe within every frame and nuance, while gradually realising that we cannot ever grasp the whole from which to make meaning.

Gordon sceglie un’opera iconica di uno dei più influenti registi della cinematografia, da cui estrapolare nuove visioni nel medium del film cinematografico, e nel farlo svela le prospettive raccapriccianti di una famiglia distrutta e la vulnerabilità degli individui isolati. La protagonista è intrappolata in una stasi causata dal suo impulso a cambiare radicalmente le sue sorti; è alla deriva in un movimento proteso in avanti senza solidità o sicurezza e ha biogno di mettere indietro l’orologio. Gordon espande questo orrore all’infinito, un infinito da cui lo spettatore non può trovare né soluzione né fuga.

Gordon chooses an iconic work by one of the most influential directors of cinematic film-making from which to extrapolate new insights into the medium of cinematic film, and in doing so, demonstrates the horrific possibilities of a shattered family and the vulnerability of isolated individuals. The protagonist is trapped in a stasis brought on by her impulse to radically change her fortunes; she is adrift in a forward motion without substance or security and needs to turn the clock back. Gordon’s treatment expands this horror to an infinity, from which the viewer can find neither resolution nor escape.

Tutti condividiamo il Tempo Giusto[7] dell’infanzia, quando la nostra esperienza della vita era al passo con il nostro io biologico. Spero ci troviamo d’accordo sul fatto che l’esperienza era quella di una semplicità nella vita di tutti i giorni, in cui era possibile unire i mattoncini a un passo del tempo naturale, e in cui il mondo che ci costruiamo intorno si formava gradualmente. Ma come entrano in gioco qui i fattori culturali? E quale ruolo gioca la Memoria nel ricreare i frammenti che tratteniamo dalle varie esperienze insieme ai valori che al tempo passarono inosservati?

We all share the Tempo Giusto[7] of childhood, when our experience of life was in tune with our biological self. We would agree I hope that the experience was of a simplicity in daily life, when the building blocks are allowed to be connected at a natural rate of time, and the world we construct around us becomes gradually formed. But how do cultural factors come into play here? And what role does Memory play in re-creating the fragments we retain from experiences with values which at the time went un-recognised?

Abbiamo creato da soli le nostre memorie o siamo stati aiutati nel farlo? Quanti genitori tra di noi fanno attenzione a non costruire accidentalente autocoscienza del momento nei loro bambini, e quanti di noi deliberatamente o accidentalmente evidenziano momenti e li rienfatizzano attraverso documenti vari come, ad esempio, album fotografici?

Have we single-handedly created our memories, or were we aided? How many parents amongst us are careful not to accidentally construct self-awareness of the moment in their children, and how many of us deliberately or accidentally highlight moments and re-emphasise them through documentation – family albums?

Il trittico video di Fausto Colavecchia ‘Tempo’ (2010) funge da annunciatore della mostra: all’entrata, si può trovare una giustapposizione di sei pagine di una rivista originale del 1940. Si viene quindi immediatamente sfidati a trovare un insieme di possibili significati da ciò che resta degli intenti degli editori della rivista. Nel farlo, percepiamo la precarietà del momento di pubblicazione: quanto è effimera la nostra percezione e fragile l’intento dell’editore. In Father (2010), Colavecchia armeggia con immagini originali provenienti dall’archivio della sua stessa famiglia svelando un molisano all’estero. Nel farlo, l’intervallo di tempo tra il momento della cattura dell’immagine e la nostra lettura collassa e veniamo così lasciati a riflettere su cosa esisteva prima ma è ora diventato vago e indistinto; quello che l’artista vuole farci vedere e quello che sta trattenendo, determinando nuovi significati per noi stessi.

The montage triptych by Fausto Colavecchia ‘Tempo’ (2010) functions as a herald to the exhibition: upon entry, one finds a juxtaposition of six pages from one original magazine of 1940, and is immediately challenged to find a new set of possible meanings from the remains of the intent of the magazine’s editors. In doing so we sense the ephemerality of the moment of issue: how fleeting our perception and fragile the intent of the publisher. In Father (2010), Colavecchia tampers with original images from his own family archive demonstrating a Molisano abroad. In doing so, the period of Time between the moment of image capture and our reading is collapsed and we are left to consider what existed but has become obscured; what the artist wants us to see and what he is withholding, and to determine new meanings for ourselves.

Le opere più vecchie di Giosè Rimanelli prendono spunto dalla sua osservazione della società molisana in via di cambiamento – mentre egli stesso assisteva alla sua rottura e cedeva il passo a opportunità all’estero – e delle crude sfide incontrate in una società di ricezione spesso ostile e raramente solidale. Entro il 1930, molte comunità del Molise avevano già perso la maggioranza dei lavoratori maschi adulti, in un trend che si sarebbe stabilizzato, in proporzioni molto minori, solo al volgere del secolo successivo. La strana sensazione di connessione nel Molise durante gran parte del 1900 era tale che spesso risultava più semplice ricevere informazioni dalle società di Glasgow, Parigi o Brasile piuttosto che da altre parti della regione.

Giose Rimanelli’s earliest works are drawn from his own observations of the changing society of Molise as he saw it rupture and yield to opportunities abroad, and of the stark challenges found within an often hostile and rarely sympathetic receiving society. By the 1930’s many of the communities of Molise had already lost the majority of adult male workers in a trend that would only stabilise, to a much diminished proportion, at the turn of the next century. Such was the odd sense of connectedness of Molise during much of the 1900’s that it was often easier to obtain knowledge of society in Glasgow, Paris or Brazil than in other parts of the Region.

Sin da questi primi viaggi, il Molise ha iniziato a fare esperienza del Tempo in una combinazione di stati reali e immaginari. I molisani residenti erano governati dal Tempo delle stagioni in quanto membri di una comunità co-dipendente che seguiva il calendario lunare e l’alternarsi delle stagioni, con i rintocchi della campana della chiesa a regolare il giorno. I molisani all’estero invece vivevano in un Tempo industrializzato, ipotecato dalle scadenze di qualcun’altro e da un futuro che doveva ancora essere guadagnato.

Since these early journeys, Molise started to experience Time in a combination of real and imagined states. The resident Molisani were governed by Seasonal Time as members of a co-dependent community following a Lunar calendar and the changing seasons, with the peel of the church bell regulating the day. The Molisani al’Estero lived in industrialized Time, mortgaged to the momentum of someone else’s deadlines and a future yet to be earned.

Ciò che si è creato nel mezzo di queste due esperienze estremamente diverse fu uno spazio immaginario e un tempo senza tempo, in cui entrambi gli aspetti potevano proiettarsi senza possibilità di quantificazione o misurazione.

What was created in between these two enormously different experiences was an imagined space and a timeless Time into which both aspects could project without any possibility of quantification or measurement.

Colavecchia ci invita a guardare alla materialità dei documenti a cui ci affidiamo per fornire prove e a mettere in dubbio la loro implicita veracità e utilità. I suoi ultimi lavori nell’esibizione sono posizionati al centro della galleria. L’immagine de L’estrema distanza (1997 – 2010) è stata scattata nel 1997 su una pellicola di 35mm che è stata sviluppata ma lasciata senza stampare. La pellicola è rimasta lì dormiente fino a quando non si è presentata un’occasione per trovarne l’utilità. E nel contesto di questa esibizione e libro essa agisce come un frammento, offrendo un’esile traccia che è prova di quel momento di almeno 14 anni fa, su cui possiamo proiettare la nostra immaginazione.

Colavecchia urges us to look at the materiality of the documents we rely on to provide evidence, and to question their underlying veracity and usefulness. His ultimate work in the exhibition is positioned at the centre of the gallery. The image of L’estrema distanza (1997 – 2010) was captured in 1997 on 35mm film which was processed but left un-printed. The film lay dormant until the situation arose for it to find its purpose, and in the context of this exhibition and book, it acts as a fragment, offering a mote of evidence of that moment almost fourteen years ago onto which we can project our own imaginations.

Filmato nella citta di Venafro, in Molise, ‘Quattro Minuti di Mezzogiorno‘ (2010), un’istallazione video e audio di Stephen Partridge e Elaine Shemilt, impiega una posizione della camera fissa che si rivela frustrante prima di rivelare l’immediatezza della storia. Allo scoccare di mezzogiorno, le tante campane della chiesa di Venafro competono in successione per almeno 240 secondi permettendoci così di realizzare che non possiamo più fidarci della tecnologia, in quanto non c’è infatti un singolo e unico momento per il mezzogiorno.

Filmed in the town of Venafro, in Molise, ‘Quattro Minuti di Mezzogiorno‘ (2010), a monitor-based video and sound installation by Stephen Partridge and Elaine Shemilt, employs a fixed camera position which at first frustrates before revealing the very immediacy of its story. At the announcement of midday, the many church bells of Venafro compete in succession for almost 240 seconds and we realise that we can no longer trust technologies as there is in fact, no single moment of midday.

Partridge e Shemilt hanno collaborato per oltre 10 anni lavorando con film, video, audio e istallazioni, esplorando e decostruendo sistemi di linguaggio al fine di rivelarne le strutture e suggerire possibilità che potrebbero emergere da esse. L’audio proveniente da Quattro Minuti di Mezzogiorno risuona in tutti gli spazi della galleria, pervadendo la nostra lettura di ogni opera e l’immagine d’insieme che ci costruiamo, minando gentilmente la vera e propria misura del tempo e con esso le istituzioni che lo scandiscono.

Partridge and Shemilt have collaborated for over ten years working with film, video, sound and installation, exploring and deconstructing systems of language in order to reveal their structures and suggest possibilities which may arise from them. The sound from Quattro Minuti di Mezzogiorno resonates throughout all the spaces within the gallery, pervading our reading of each work and the picture we construct as a whole, gently undermining the very measurement of Time and in doing so, the institutions that profess to announce it.

‘Il mio bisnonno, morto in casa nostra nel 1940, non ricordava il suo anno di nascita con esattezza. Tuttavia, aveva certamente una buona idea della stagione dell’anno in cui era nato. Il suo Tempo era l’esperienza esistenziale del caldo e del freddo, una qualità dell’aria, un’esperienza tattile, non una somma astratta.’[8]

‘My great-grandfather, who died in our home in 1940, did not remember the year of his birth, with exactitude. However, he had a very good idea of the season of the year when he was born. His time was the existential experience of hot and cold, a quality in the air, a tactile experience – not an abstract sum.’[8]

Dopo una generazione (ovvero circa 20 anni) si può iniziare a ripiegare il tempo per coglierne gli effetti in modo più tangibile. Se considerato in questo modo, il Tempo rurale inizia a mostrare i suoi frutti, che hanno a che fare più spesso con cosa è stato conservato piuttosto che con quello che è cambiato. Ma naturalmente ci vuole una vita per imparare a riconoscere ciò e il valore delle conquiste può diventare difficile da distinguere in una società che è abituata a vivere il tempo allo scoccare dei minuti.

After a generation, say 20 or so years, you can start to fold Time to grasp its effects more tangibly. When considered in this way, Rural Time starts to illustrate its yield, often concerned more with what has been conserved rather than changed. But of course it takes almost a lifetime to learn how to recognise this, and the value of achievements can become difficult to distinguish in a society which has become used to living Time at a rate of minutes.

[1] Giose Rimanelli ‘U Tiémpe’ 21 settembre 1984, Termoli, Molise. Translation into Italian and English Deirdre MacKenna

[2] Malcolm Gladwell. The tipping point: how little things can make a big difference. Little, Brown. ISBN  9780316316965.

[3] Eugenio Cirese. Gente Buona. Giuseppe Carabba Editore. 1925. Ristampa 2007 dell’Edizione del 1925 a cura della Biblioteca Provinciale Pasquale Albino, Campobasso.

[4] http://en.wikipedia.org/wiki/20th_century, http://it.wikipedia.org/wiki/XX_secolo

[5] Introduction by Luigi Bonaffini to Moleseide, [Peter Lang Publishing, Incorpo. ISBN-13 9780820417226] [Enne. ISBN-13: 9788872131701]

[6] Don DeLillo. [Point Omega, A Novel. Scribner. ISBN-13 9781439169957] [Punto Omega. Einaudi. 9788806202590]

[7] Eva Hoffman. Time. Profile Books. ISBN 9781846680380

[8] Franco Ferrarotti. [Time. Memory and Society. 1990. Greenwood. ISBN 0313268282] [Il ricordo e la temporalità. 1987. Laterza. ISBN-13: 9788842029397]

essay – A Purposeful Regression Una Regressione Motivata